Sabato, 26 Ottobre 2013 15:53

Il Tema delle Bonifiche Ambientali tra Interessi Illeciti, Clientele, Disinformazione: Attenzione alle Eco-Balle

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Il Tema delle Bonifiche Ambientali tra Interessi Illeciti, Clientele, Disinformazione: Attenzione alle Eco-Balle

Non facciamoci sommergere dalle Eco-Balle!

La necessità di formare una coscienza collettiva consapevole alle tematiche ambientali e attivamente partecipe ai processi di gestione della bonifica del territorio.

La cultura civica e ambientalista come necessario postulato alle iniziative popolari di protesta contro il Biocidio.

Per combattere clientele, disinformazione e condizionamenti criminali degli interventi a tutela del territorio, la necessità di un approccio critico ai temi della messa in sicurezza e bonifica dei terreni contaminati in Campania.

Dalla metà del 2013 in diversi territori della provincia di Napoli e del basso casertano si è manifestata una massiccia ondata di protesta popolare per lo stato di contaminazione dei suoli e si è cominciato a parlare della bonifiche da attuare il prima possibile. Sono sorti nuovi comitati e associazioni e la pressione mediatica sul tema delle bonifiche, sia sulla Regione Campania che sul governo nazionale, è enorme.

La presa di coscienza di comunità locali che, per anni hanno assistito in silenzio alla devastazione del proprio territorio fino a giungere alla situazione attuale, non può che rallegrare (anche se l'espressione corretta è l'ossimoro: amaramente rallegrare) gli ambientalisti e coloro che da decenni hanno dovuto combattere battaglie solitarie contro le ecomafie e i muri di gomma delle istituzioni e della opinione pubblica locale.

Gli ultimi quindici anni di gestione del ciclo rifiuti e della tutela del territorio in genere in Regione Campania, però, devono averci insegnato qualcosa. La lezione, che gli ambientalisti conoscono bene, è quella che, sull'onda delle emergenze e delle urgenze, si sono compiuti disastri peggiori di quelli a cui si doveva rimediare.

Dietro le emergenze ambientali in Campania si sono nascoste le ecomafie e la politica ad esse collusa, si sono nascosti gli speculatori e i grandi comitati d'affari.

Dopo solo pochi anni dalla fine del Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti si avverte l'ombra di un Commissariato per le Bonifiche.

E, considerando che la situazione politica della Campania è poco variata negli ultimi quindici anni (i politici coinvolti nel 'sistema munnezza' sono ancora in condizione di 'influenzare' i processi istituzionali), il timore che la gestione delle bonifiche si trasformi solo in una ulteriore fase dell'affare munnezza è ampiamente giustificato.

Il rischio concreto è che si operino delle dispersioni di fondi pubblici che possano essere 'indirizzati' nelle mani di gruppi imprenditoriali e politici (senza scordare i gruppi criminali) - che hanno causato molti dei danni ambientali presenti - senza ottenere un reale miglioramento delle condizioni di salubrità dei territori contaminati.

Tale dubbio è maggiormente rafforzato dalla condizione di scarsissima informazione delle comunità locali sui tempi e le modalità delle bonifiche oltre che da una elevata disinformazione sia sui fattori che contribuiscono all'inquinamento dell'ecosistema sia sui tipi di contaminanti che avvelenano il suolo e le falde acquifere delle aree inquinate.

Come durante le emergenze rifiuti, siamo sommersi da una mole enorme di EcoBalle! Propalate da esponenti politico/istituzionali locali, da certi 'ambientalisti' al soldo dei grandi gruppi industriali (ricordiamo gli ecologisti pro-nucleare durante il referendum del 2010), da certa stampa.

Il livello di informazione è scarso e ingannevole e, senza una seria presa di coscienza delle popolazioni campane sulla reale dimensione del problema, si rischia di indulgere a quelle forme di populismo irrazionale (e suicida) che sono state, dai tempi dell'unità d'Italia, lo strumento con cui la camorra e la politica ad essa contigua hanno criminalmente gestito ampie fasce di territorio campano.

Certi territori della Campania sono oggetto di contaminazione dagli anni settanta del secolo scorso; per anni le comunità locali (citiamo ad esempio l'area nolana) hanno assistito indifferenti ai disastri ambientali senza mai percepire la dimensione e la tragicità della situazione; nemmeno nella fase attuale.

Da ambientalisti riteniamo sia fondamentale che si realizzino due condizioni per garantire la reale bonifica dei territori contaminati:

  • la prima è un processo di individuazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree contaminate che sia metodico, accurato, efficace, controllato, quindi necessariamente LENTO, e non un insieme di interventi palliativi della indignazione popolare (che magari è in parte alimentata proprio da chi è esperto nella gestione delle emergenze) con il rischio di non ottenere alcun risultato;
  • la seconda è la progressiva presa di coscienza, civica prima e ambientale poi, delle popolazioni che oggi giustamente protestano contro il biocidio; quei cittadini che scendono nelle strade e gridano il proprio dolore e la propria rabbia hanno il dovere di informarsi e di cercare di comprendere qual è la reale condizione dei territori in cui vivono.

Se le comunità locali della Campania si trasformeranno in cittadinanza attiva e consapevole si potrà realmente ottenere quel processo di risanamento del suolo che è fondamentale alla vita delle future generazioni; se si continuerà ad essere una massa caotica, isterica, disinformata e qualunquista, si continuerà ad essere dominati dai potentati criminali e politici che sono stati i registi della devastazione ambientale.

Se si permetterà alle ecomafie di gestire, grazie alle clientele e alle 'penetrazioni istituzionali' di cui sono capaci, anche il processo di bonifica, la responsabilità cadrà sulle comunità locali e sulle classi dirigenti (professionali, culturali) dei territori soggetti a biocidio.

Quindi non basta marciare, non basta protestare; il vero impegno delle comunità locali deve esprimersi in attività consapevole di informazione e in attiva e positiva influenza in ambito politico.

Ai giovani campani soprattutto è dato il compito di non diventare una nuova massa ottusa e funzionale al sistema clientelare, asservita ai poteri criminali.

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